Full House

Ottave all’unisono

di Sergio Gallo e Vincenzo Cristallo (2015)

fullhCosa spinge un giovane nero di Indianapolis, che come tanti desidera sposarsi, avere dei figli e un lavoro normale, ad abbracciare di colpo la musica? A legare indissolubilmente la sua vita alle corde di una chitarra suonata con tale maestria e originalità da diventare un modello per generazioni di musicisti? Essere nato negli anni ’20 del secolo scorso, in pieno proibizionismo, con i night club presi d’assalto da persone in vena di baldorie, avrà fatto la sua parte. Come anche respirare le note dei suoi due fratelli Buddy e Monk, uno impegnato col piano e l’altro con il contrabbasso. Ma in realtà fu l’ascolto degli assoli generosi e insistiti del grande chitarrista Charlie Christian a folgorarlo. Letteralmente. E il bisogno, ineludibile, di esprimere la propria creatività, di condividere il tumulto di emozioni che “fare musica” suscitava in lui.
Così il giovane comprò un amplificatore ed una chitarra, e senza saper leggere la musica riuscì con ispirata ostinazione a studiare da solo le linee melodiche di Christian, a riprodurle, a sovrapporre triadi e arpeggi, a personalizzarle con linee di note singole, poi con ottave all’unisono, e infine con accordi paralleli a 4 note. Sempre pizzicando le corde con il solo pollice, con un suono morbido, ovattato, singolare: secondo la leggenda, per non disturbare i vicini nelle afose notti della città.
Quel giovane si chiamava John Leslie Montgomery. Ma tutti lo chiamavano Wes.


FULL HOUSE – Ottave all’unisono è il racconto dinamico di quella passione quasi ossessiva per la chitarra, di quei fraseggi, di quell’impulso originale che fece di Wes Montgomery, scomparso prematuramente (6 marzo 1923 – 15 giugno 1968), un’icona del jazz americano e mondiale. E che lo portò a suonare con i più grandi jazzisti degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, a incidere album storici, a diventare popolare in tutti gli Stati Uniti, a trasformare le sue interpretazioni in preziosi paradigmi musicali. Un vero sound alla Wes.

Con un progetto altrettanto originale, che combina la musica con il teatro, FULL HOUSE è uno spettacolo articolato che non solo ripropone con jazzisti italiani ben noti i temi cari all’artista, le sue armonie, i suoi assoli e le sue personalizzazioni, ma attraverso testi originali interpretati durante lo spettacolo tesse un filo rosso tra leggenda, aneddoti e testimonianze di chi lo ha conosciuto o vi si è ispirato a sua volta.

fullhouseIl titolo del progetto prende spunto dall’album di Wes Montgomery “Full House”, uscito nel 1962, registrato dal vivo durante una sessione al “Tsubo” di Berkeley, in California, il 25 giugno. Quella sera il quintetto comprendeva anche Wynton Kelly (pianoforte), Paul Chambers (contrabbasso) e Jimmy Cobb (batteria), del Wynton Kelly Trio, con l’aggiunta di Johnny Griffin al ​​sassofono tenore. La versione originale dell’album fu prodotta dalla Riverside Records, una delle più prestigiose etichette dell’epoca per il jazz, e comprendeva 7 tracce.

Annunci